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from 31 reviewsLa storia è ambientata nella Toscana degli anni Settanta. La protagonista è Bianca Banchi, una ragazza segnata da un'infanzia difficile: abbandonata alla nascita a Forlì, viene poi adottata da una famiglia affettuosa, ma la perdita improvvisa del padre adottivo le lascia un trauma profondo. Bianca convive con alcune cicatrici sulle braccia, segno di passati gesti di autolesionismo con cui cercava di dominare il dolore interiore.
Lavora a Firenze come correttrice di bozze per il Gazzettino di Firenze. L'opportunità di riscatto arriva quando il direttore le affida un'inchiesta su "Il Fortino", una comunità agricola di Calenzano che accoglie giovani svantaggiati, guidata da Romeo Innocenti, detto "Il Santone". Visitando la struttura e parlando con i ragazzi, Bianca intuisce subito che dietro l'apparenza idilliaca e gli ideali di accoglienza si nasconde una realtà inquietante.
Il vero cuore del romanzo è la dinamica del trauma e della ricostruzione personale. Tutti i personaggi principali portano addosso le ferite dell'abbandono, del rifiuto o del lutto: Bianca con l'adozione e la perdita prematura del padre; Mario, schiacciato dalla rigidità della propria famiglia d'origine; Tony, cacciato di casa dopo aver rivelato la propria omosessualità, fino ai ragazzi del Fortino, segnati da disabilità o contesti familiari complessi.
Su queste vulnerabilità s'innesta il meccanismo perverso de "Il Fortino". La comunità guidata dal Santone si presenta all'esterno come un'oasi di accoglienza e recupero per chi è stato scartato dalla società, ma al suo interno applica un sistema totalitario di controllo. Sfruttando il bisogno di affetto e di appartenenza dei ragazzi, la struttura cancella sistematicamente i loro legami con l'esterno, imponendo regole punitive, violenze psicologiche e fisiche. L'orrore della comunità sta proprio qui: trasformare la promessa di una salvezza in una trappola che priva le persone della propria dignità.
Lo stile di scrittura è essenziale, pulito e diretto. La narrazione procede per fatti concreti, dialoghi brevi e immagini immediate, senza perdersi in digressioni o intellettualismi. Questo registro si adatta bene alla gravità dei temi trattati, evitando toni patetici o eccessivamente drammatici.
Il romanzo attinge in modo preciso a fatti di cronaca purtroppo reali: "Il Fortino" rispecchia la vicenda de "Il Forteto", la comunità del Mugello fondata nel 1977 da Rodolfo Fiesoli. Il testo ricostruisce fedelmente dettagli storici, come le denunce dei genitori di una ragazza disabile e il primo arresto di Fiesoli nel dicembre del 1978. Il personaggio di Bianca è invece un'invenzione narrativa usata dagli autori per unificare le varie testimonianze reali e dare un filo conduttore all'inchiesta.
In questo contesto si inserisce la riflessione più profonda del libro, rappresentata dalla metafora del kintsugi. l'antica arte giapponese di riparare i vasi in ceramica saldandone le crepe con la polvere d'oro, rendendo l'oggetto rotto ancora più prezioso proprio attraverso i suoi segni di rottura. Per Bianca questa scoperta segna un cambio di passo decisivo: capisce di non essere un "rottame" da buttare, ma una persona le cui cicatrici testimoniano una sofferenza superata.
La rabbia e il dolore, da motivo di autolesionismo, diventano la spinta morale per rompere l'omertà, proteggere chi è rimasto incastrato nella setta e pretendere giustizia. E alla fine la vera vittoria contro la manipolazione non consiste solo nella condanna giudiziaria del colpevole, ma nella capacità di ricostruire la propria esistenza attraverso il lavoro, gli affetti e gli altri valori autentici della vita.
"La voce di un rottame" è un romanzo che scava a fondo nelle fragilità umane
La protagonista principale è Bianca, una giovane ragazza amatissima dai suoi genitori adottivi, che l'hanno desiderata con tutto il cuore.
Tuttavia, l'amore della sua nuova famiglia non riesce a cancellare del tutto i fantasmi del passato. Il trauma dell'abbandono da parte dei genitori naturali e i primi anni trascorsi in orfanotrofio continuano a tormentarla.
Questo dolore si traduce in una forma di autolesionismo, un gesto con cui Bianca cerca, forse, di autopunirsi per delle colpe che non ha mai commesso.
La vicenda prende il via nei giorni dell'esame di maturità, momento in cui la ragazza stringe un'inaspettata amicizia con il compagno di classe Tony.
Finita la scuola le loro strade si separano: Bianca si trasferisce a Firenze con il sogno di diventare giornalista. Lì fa la conoscenza di Mario, un vicino di casa che lavora come pizzaiolo ma che nasconde un'estrazione nobile e una storia familiare complessa, legata a una madre malata e a un nonno materno dalle rigide e nostalgiche convinzioni fasciste.
A Firenze le strade di Bianca e Tony tornano a incrociarsi. È proprio la ragazza a incoraggiare l'amico a trovare un impiego presso "Il Fortino", una struttura d'accoglienza per ragazzi problematici apparentemente impeccabile.
Tuttavia, quando a Bianca viene affidato un servizio giornalistico sulla struttura, la ragazza intuisce subito che dietro quella facciata idilliaca si nasconde una realtà ben più oscura.
Ostacolata dai gestori della struttura e anche dal suo capo, la giovane è costretta a consegnare un pezzo neutro, ma non si arrende. Spinta dal dubbio e dal rifiuto di accettare le spiegazioni ufficiali anche su eventi dolorosi e sospetti che finiscono per colpire da vicino la vita di Tony, la giovane decide di indagare privatamente.
Nelle sue ricerche viene aiutata da Mario che, a sua volta, fa appello al nonno.
Attraverso l'aiuto di un legale, si apre così una crepa nel muro di omertà che circonda la struttura, portando alla luce la verità.
Uno dei punti di forza del romanzo è la caratterizzazione dei suoi protagonisti e la descrizione del contesto in cui si muovono.
Bianca è una figura complessa, guidata da un forte senso di giustizia nonostante le sue intime incertezze. Accanto a lei, Mario emerge come una figura di profonda generosità, capace di mettersi in gioco a costo di riaprire vecchie ferite familiari. Sullo sfondo, anche la figura autoritaria e controversa del nonno trova una forma di riscatto morale attraverso l'aiuto offerto ai due giovani.
La narrazione si arricchisce di un substrato storico-politico che richiama gli anni '70 e gli echi di eventi drammatici del nostro Paese, come il sequestro Moro.
Ne emerge una voglia di combattere i pregiudizi, superare l'omofobia e lottare per la libertà personale.
Gli autori adottano uno stile semplice, fluido e dai dialoghi chiari, capaci di catturare il lettore senza appesantire la pagina. La lettura risulta accattivante e attenta all’introspezione.
In definitiva, "La voce di un rottame" si rivela una lettura intensa che, partendo dalle ferite individuali dei suoi protagonisti, si allarga a una riflessione universale sul coraggio di cercare sempre e comunque la verità.
La Neve di calce è un romanzo piacevolissimo che per una ragazza nata e cresciuta in quei luoghi ha un fascino potentissimo. Scoprire come si stava e ciò che si viveva in quegli anni ha risvegliato in me curiosità sopite. Inoltre, lo stile talvolta amaro talvolta comico rende il tutto più scorrevole. Complimenti all'autore, che è riuscito a creare un memoir toccante e appassionato.
Ho appena finito il romanzo e adesso provo una strana sensazione di vuoto, come quando si saluta qualcuno dopo un lungo viaggio insieme.
Mi ha colpito molto anche dal punto di vista sociale: credo che tante donne della nostra generazione possano ritrovarsi nelle esperienze e nelle emozioni che racconta. Per me il senso di identificazione è stato fortissimo. Ho riconosciuto dinamiche familiari che conosco bene: una madre emotivamente distante, le tensioni legate ai tradimenti di mio padre, la sensazione di essere stata trascinata in conflitti troppo grandi per la mia età.
Anche il rapporto con mia sorella minore, di cui mi sono occupata molto presto a causa delle assenze di mia madre, è stato fonte di sentimenti contrastanti. Mi hanno riportata indietro nel tempo anche i viaggi improvvisati, gli anni trascorsi a fare avanti e indietro con Roma, Catania e le storie d’amore vissute con intensità.
La ricerca della libertà, il desiderio di trasgredire accompagnato dai sensi di colpa, il sogno di studiare psicologia accantonato per motivi pratici, il lavoro durante gli studi, la paura di amare e di ritrovarsi intrappolate negli stessi schemi affettivi: tutto questo mi è sembrato incredibilmente vicino.
Grazie per aver raccontato una storia nella quale, in tanti momenti, mi sono riconosciuta
Ho finito Senza promesse con una piacevole sensazione di nostalgia. Le atmosfere della vita analogica degli anni Ottanta, fatta di attese, telefonate e incontri autentici, fanno da sfondo a una storia che parla della paura di lasciarsi coinvolgere davvero in una relazione. Un romanzo delicato che racconta quanto possa essere difficile fidarsi dell’altro senza smarrire se stessi.
Un romanzo coinvolgente, scritto con uno stile ricco e curato. Si percepisce una notevole attenzione al linguaggio, che rende la lettura piacevole e scorrevole. Una storia che sa mantenere vivo l’interesse e invita a proseguire fino alla fine.
Un romanzo che ti riporta negli anni ‘80, tra musica, sogni e il coraggio di ricominciare. Senza promesse racconta la paura di amare, il peso dei legami familiari difficili e la ricerca di un posto in cui sentirsi finalmente a casa. Una storia intensa, che fa riflettere e coinvolge fino all’ultima pagina.
Un romanzo intenso e autentico che racconta il difficile percorso alla ricerca di sé stessi, tra amori, ferite familiari e il desiderio di trovare il proprio posto nel mondo. Senza promesse accompagna il lettore attraverso le contraddizioni dei sentimenti, mostrando quanto sia complesso amare, fidarsi e costruire la propria identità. Una storia di crescita e trasformazione, narrata con sensibilità e profondità, capace di far riflettere sulle scelte che ci definiscono e sui legami che ci cambiano.
Una storia appassionante da leggere tutto d'un fiato e un finale a sorpresa che regala emozioni. Da leggere.
La lettura scorre come in un film senza lunghe e noiose descrizioni. Decisamente una bella storia con un finale a sorpresa.
“Il tempo del girasole” di Claudio Aorta è un romanzo coinvolgente che riesce a intrecciare con grande sensibilità storia, sentimenti e temi profondi. Attraverso il viaggio della protagonista tra la Napoli contemporanea e quella del 1799, il lettore viene accompagnato in una narrazione ricca di emozioni, colpi di scena e spunti di riflessione. Ho apprezzato particolarmente l’accurata ricostruzione storica e la capacità dell’autore di affrontare argomenti come la libertà, la fede, la scienza e l’amore senza mai appesantire il racconto. La scrittura è scorrevole e coinvolgente, capace di trasportare il lettore in due epoche diverse mantenendo sempre viva la curiosità. Un libro consigliato a chi ama i romanzi storici, ma anche a chi cerca una storia intensa e ricca di significato.
Bellissimo libro.. lo consiglio a tutti sia amanti degli animali sia a chi pensa che siano solo "animali"
Mario, giovane medico proveniente dal futuro, si ritrova negli anni Cinquanta in un paese della Campania, dove affianca Vincenza, un’anziana maga capace di parlare con i morti. Insieme indagano sulla misteriosa maledizione che perseguita il signor Barbieri: ogni volta che l’uomo si lega a una donna, una Bibbia si macchia di sangue e la donna muore.
Per comprendere l’origine di questa oscurità, i due lo seguono nel palazzo della famiglia nobile per cui lavora, un luogo in cui riti, visioni e segreti sepolti fanno riaffiorare un passato inquieto. Solo attraversando quelle ombre e riportando alla luce ciò che è stato nascosto si può sperare di spezzare la maledizione.
Il cuore della storia sembra risiedere proprio in questo viaggio verso l’ignoto, un percorso che cerca di ristabilire un equilibrio perduto. Barbieri incarna l’uomo moderno che, pur circondato dal benessere materiale, si scopre disarmato davanti alle forze dello spirito e del subconscio. Accanto a lui, Vincenza assume il prototipo della “vecchia saggia”: una figura che inquieta perché infrange le convenzioni sociali, ma che da sola possiede lo sguardo capace di oltrepassare la ragione.
Da qui prende forma un racconto avvincente che intreccia mistero, suggestioni esoteriche e una sottile critica sociale, mostrando come dietro l’eleganza della nobiltà si nascondano decadenza morale, rancori e verità inconfessabili. La magia di Vincenza, pur essendo “oscura”, è più onesta della rispettabilità di facciata della famiglia aristocratica.
Palazzo Talamo diventa così un simbolo: botole, stanze segrete, passaggi nascosti e celle murate rivelano un edificio che, come la famiglia che lo abita, cela crimini e colpe rimosse. La cancellazione della marchesa dalla memoria e persino dalla planimetria del palazzo diventa la metafora fisica di una colpa che si tenta invano di seppellire.
L’autrice sembra suggerire che per comprendere davvero il mondo occorra liberarsi dal pregiudizio razionalista e avere il coraggio di guardare anche negli abissi del passato, accettando l’esistenza di forze (destino, magia, debiti di sangue) che sfuggono alla logica. Ne deriva una sorta di riconciliazione tra scienza e occulto, mentre l’oblio imposto si rivela inutile: la verità, prima o poi, torna sempre a chiedere il conto.
È in questa tensione tra ciò che riaffiora e ciò che si tenta di nascondere che nel testo risuonano gli elementi tipici del gotico e dell’esoterismo: il numero tredici, i passaggi segreti dietro le librerie, la guida spirituale che introduce il tema della memoria o della reincarnazione. Ne nasce un intreccio riuscito, che combina soprannaturale, ironia e ricerca d’identità, il tutto immerso in un immaginario che richiama la tradizione napoletana e i suoi simboli.
Il finale non celebra tanto i poteri magici di Vincenza quanto la forza della complicità e del sostegno reciproco tra i protagonisti.
Una solidarietà che, nel racconto, appare come la vera magia capace di trasformare il destino
Campania, anni cinquanta del secolo scorso.
Mario è uno studente di medicina che viene dal futuro, un “navigante del tempo, che si trova, per un evento ignoto, catapultato ad Acciavola per aiutare un’anziana fattucchiera di nome Vincenza a risolvere enigmi misteriosi, che legano, in modo simbolico e con messaggi profetici, il mondo dei vivi e quello dei morti.
Il Signor Barbieri, un uomo distinto, che lavora per una famiglia nobile, ha bisogno dell’aiuto di Vincenza, “la Priora” perché perseguitato da una maledizione. Quando l’uomo inizia a frequentare una donna, una Bibbia si riempie di sangue e la donna muore.
La fattucchiera decide di aiutarlo e, portando con sé Mario, partono alla volta di Metellia, ospiti a Palazzo Talamo, residenza dei nobili per i quali lavora il Signor Barbieri.
Vincenza e Mario scoprono, attraverso colloqui con i morti, segreti portati nella tomba, riti magici e verità sconvolgenti. Riusciranno a comprendere che Barbieri è in realtà figlio legittimo di una nobildonna e che gli spetta non solo il titolo nobiliare, ma l’intera eredità, palazzo compreso.
Lo stile è ricco di simbolismi e metafore, come ogni fantasy che si rispetti.
Molto interessanti i dialoghi, mai troppo lunghi e, in alcuni tratti carichi di ironia.
I “siparietti” tra Vincenza e Mario rendono meno pesanti l’esoterismo e le formule dei rituali.
Il linguaggio è spesso solenne ed evocativo capace di creare immagini e suggestioni.
Un libro intrigante quello della Lodato, che offre una serie di spunti e riflessioni che spingono il lettore a interrogarsi, tra l’altro, sul tempo, sul destino, sull’eterna lotta tra bene e male, sull’amore e sul perdono.
I naviganti del tempo sono coloro che portano con sé una conoscenza antica, che permette di rimediare in maniera positiva agli errori del passato e che portano alla risoluzione della maledizione.
Il sottotitolo “La maledizione è finita, andate in pace” è il traguardo della narrazione. Tutto trova compimento quando si diventa consapevoli di aver fatto pace col passato attraverso il perdono.
Solo allora si va incontro all'amore che, insieme al perdono, riesce ad abbattere di netto ogni ostacolo, persino una maledizione.
È un libro stupendo. Secondo me, l'autore è riuscito a stimolare curiosità e interesse sia per me adulta, che nella mia nipotina.